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mercoledì 2 luglio 2014

POMODORI ALLA ROMANA imitati dalle zucchine

Non so perchè, nel senso non so ancora bene come funziona la mia testa, ma quando d'estate ho degli ospiti improvvisi faccio sempre la stessa cosa, come se l'azione mi salvasse dall'ansia da prestazione culinaria improvvisa, svuoto le verdure e le riempio. Non importa se dentro c'è riso, patate, macinato, pane, formaggi o altre verdure, io so che alla fine devo servire verdure ripiene.

Sono convinta che sia l'unico modo per far dire ai miei invitati: e questa sarebbe una cenetta improvvisata?
Si lo so, mi complico sempre la vita, due spaghetti aglio, olio e peperoncino potrebbero salvarmi con molta meno fatica, ma quando cucinare per te non significa sfamare il prossimo ma consolarlo allora le alternative meno gustose le scarto, seppur bisogna sempre considerare che un commensale potrebbe di gran lunga preferire gli spaghetti aglio, olio e peperoncino ai pomodori ripieni.......

Dalla tradizione romana ecco un classico senza tempo, ottimo anche se preparato con largo anticipo, da riscaldare al forno (ma ance no) di ritorno dalla spiaggia.
Questa è la ricetta standard ma si capisce che il ripieno può sempre essere arricchito da ciò che si vuole (prosciutto, funghi, pisellini, salsicce sbriciolate ecc...).
Le zucchine che c'entrano??? Semplicemente sono delle copione!


Ingredienti:
4 pomodori tondi maturi
riso Arborio 250 gr.
sale q.b.
pepe q.b.
erbe miste tritate finemente(basilico, origano e prezzemolo)
olio evo
4 zucchine
1 spicchio di aglio frullato

Procedimento: Svuotate i pomodori tagliando solo la calotta ed eliminate l'acqua conservando la polpa. Le zucchine vanno tagliate a metà in lungo e svuotate leggermente. In una terrina mescolate il riso, precedentemente sciacquato, con il sale, il pepe, la polpa di pomodoro, la polpa di aglio e il trito fine di erbe.

Lasciate riposare per 15 minuti.
Riempite i pomodori e le zucchine con il riso. Un bel giro di olio e infornate 50 min. a 180°.

domenica 17 novembre 2013

Couscoussiamo??? un piatto che unisce i popoli........

C'è chi come me, che al solo sentir nominare couscous, si vede sfilare avanti agli occhi decine di realizzazioni diverse del piatto, le qualità differenti della grana, gli abbinamenti più particolari e le provenienze nazionali delle varianti della ricetta......quello israeliano a chicchi grossi, il tabulè estivo, quello con aggiunta di harissa, con carne ovina o bovina, il buonissimo couscous di trapani a base di pesce, fino ad arrivare a parlare di preparazioni dolci.
C'è chi come me, che oltre a pensare all'ingrediente in sé, riflette sul fatto che il couscous è un piatto che unisce paesi del bacino mediterraneo, spesso in guerra e, peggio ancora, in guerra fra di loro.
Così come i tanti paesi propongono una versione personale della ricetta che risente inevitabilmente del proprio retaggio culturale mi domando perchè ognuno di questi paesi non può proporre la propria identità nazionale nel rispetto di quella altrui??? Lo so sto sconfinando nel qualunquismo e nella banalità, le cose sono molto più complesse di come appaiono e i libri dei 5 esami di storia dati ai tempi dell'università cercarono di chiarire le cose ma a dir il vero l'odio, il razzismo e l'intolleranza restano sempre argomenti incomprensibili per me. Piuttosto proporrei il couscous come piatto simbolo di una pace auspicabile e di un rispetto altrui possibile, il couscous come emblema di speranza!
Questa proposta è una versione magrebina per me abbastanza classica con carne di vitello, harissa e verdure miste.

Ingredienti per 4 persone
400 gr. di cous cous
500 gr. di spezzatino di vitello
2 carote
1 melanzana grande
1 peperone rosso
1 patata
2 pomodori piccoli
1 cipolla
1 scatola di ceci lessati (o se preferite cucinate voi 100 gr. di ceci secchi)
1 spicchio d'aglio
2 zucchine
4-5 foglie di verza
salsa harissa
1 mazzetto di coriandolo fresco
1 cucchiaino di zenzero tritato
1 cucchiaino di paprika piccante
sale q.b.
olio evo q.b.
acqua q.b.
Procedimento: L'ideale sarebbe avere a disposizione la couscoussiera araba in terracotta, ma in caso di assenza cucineremo il couscous a vapore sfruttando l'evaporazione del brodo. In un tegame capiente mettete a soffriggere con l'olio la cipolla, l'aglio e lo zenzero tutto rigorosamente sminuzzato. Calate poi  
i bocconcini di vitello, se troppo grossi assicuratevi di tagliarli precedentemente, fate rosolare la carne e aggiungete la paprika e poi 2 cucchiai di pasta di harissà (se il piccante non fa per voi potete diminuire le dosi). Dopo un paio di minuti salate leggermente e coprite con acqua calda continuando a cuocere per almeno 40 minuti a fiamma dolce. nel frattempo in un'altro pentolino portate ad ebollizione 3 tazze d'acqua leggermente salata. In una ciotola versare il couscous ed unite a filo l'acqua bollente poco alla volta, aggiungete un giro di olio evo, lasciate riposare un minuto e ripetete l'operazione finchè il couscous non abbia assorbito tutta l'acqua; aspettate che si freddi e lavoratelo con le mani in modo da sgranare bene tutti i chicchi. Trascorsi 35-40 minuti di cottura della carne unite le foglie di verza, le carote e i pomodori al brodo. Posizionate la couscoussiera sul tegame con la carne e versate dentro il couscous senza schiacciarlo, coprite e lasciate cuocere.
Dopo 5 minuti unite il peperone tagliato a quadrotti, la patata tagliata a pezzi, aggiungete acqua ( le verdure e la carne devono essere sempre coperte con il brodo) e cuocete per altri 5 minuti, in ultimo unite la melanzana tagliata a metà e la zucchina intera.Quando la cottura sarà terminata e cioè le verdure saranno cotte e la carne morbida unite i ceci e il coriandolo fresco sminuzzato.
Aggiustate di sale e spegnete il fuoco. Va portato in tavola con couscous caldo, potete disporre la semola ad anello e collocare al centro qualche pezzo di carne e qualche verdura meglio se il resto viene servito a parte con tutto il suo brodo poichè il couscous tende ad assorbire molto l'acqua e rischierebbe di diventare la classica pappetta per i bimbi, lasciate che siano i vostri commensali a bagnare il couscous a piacere.

venerdì 27 settembre 2013

BUCATINI LILLI E IL VAGABONDO (DISNEY) ricetta ripubblicata



Terza e ultima ricetta ripubblicata per questo mese, uno dei  Primi piatti più buoni in assoluto e fra i miei post più romantici di sempre......... ne approfitto per ricordare con un filo di emozione i 4 anni e 1/2 del mio blog (e come non ho mai fatto prima, infatti non me ne vorrà International Food ma io il compliblog non l'ho mai festeggiato! così come invece si usa fare in tanti altri).
La ricetta dei bucatini di Lilli risale al febbraio 2009 ed è esattamente la seconda ricetta pubblicata nel mio blog! ah quanti ricordi, questo progetto iniziò per scherzo, ma fortunatamete mi ha concesso svariate soddisfazioni che non avrei mai potuto immaginare all'inizio! in primis la trasmissione televisiva  nel 2011, le svariate collaborazioni con le aziende poi e ancora le recensioni in rete, i contest, i ricettari con le mie creazioni e ora la collaborazione con gustissimo.
Sono abbastanza soddisfatta e ansiosa di scoprire cos'altro mi porterà! dita incrociate ;)

Quando per la prima volta vidi questo cartone animato della Disney ero ancora piccola, ma già amavo cucinare. Nel guardare il film pensavo non solo all'inverosimile romanticismo dei cani,
ma soprattutto alla simpatia del cuoco siciliano! appena terminò il film la mia richiesta alla mamma fu: facciamo i bucatini di Lilli?
E’ normale che crescendo ho capito non solo che gli animali non sono romantici fino a questo punto, ma soprattutto che i maschi possono anche privarsi di tutto per farti felice ma difficilmente si tratta dell’ultima polpettina :p !
La Disney ha aiutato a sviluppare la mia passione culinaria, in realtà poi ho letto che il suo ideatore fu un grande appassionato di cucina italiana e francese, ecco perché spesso compaiono cuochi europei nel sui cartoons.
Non possono non ricordare le torte di mela di “Biancaneve”, (oggi per i più piccoli c'è pure la cucina di biancaneve!) 
oppure l’insalata di granchio che il cuoco francese voleva preparare nella “Sirenetta”, senza dimenticare i disney più recenti quali “piovono polpette” o “ratatouille”.
Sicuramente una pietanza è parte di una cucina tradizional-casareccia e non nascondo che i bucatini con le polpettine in casa mia si facessero già molto prima della mia richiesta di emulare il cuoco siciliano, ma a me polpettine&bucatini riportano all’infanzia, a Lilli e il vagabondo e a tanta felicità fatta per la maggiore di semplicità...............quando si dice rivivere la “favola” attraverso profumi e ricordi.......




Ingredienti per 4 persone:
bucatini 400 g  
pelati 100 g
passata di pomodoro 150 g
macinato di manzo 250 g
pane raffermo tipo toscano 125g
2 uova
mezza cipolla
1 spicchio d’aglio
grana grattugiato fresco 150 g
prezzemolo
basilico
pepe
sale
olio q.b.
olio di semi per friggere


Procedimento:
Preparare un sugo con un soffritto di cipolla e l'olio extravergine, aggiungere prima i pelati e poi la passata salate e cuocere a fuoco medio per circa 1 e mezza (il sugo deve essere ben saporito ma conservare sempre un sapore fresco reso possibile dall’aggiunta dei pelati).
Amalgamate in una ciotola tutti gli ingredienti per le polpette cioè: uova, carne, pane (ovviamente il pane dovrà essere messo precedentemente in acqua e poi strizzato bene, utilizzando solo la mollica), formaggio grattugiato circa 120 g (tenendo un po’ da parte per la spolverata finale), pepe, prezzemolo tagliato finemente, sale un cucchiaino e lo spicchio di aglio sminuzzato, fate riposare una decina di minuti in frigo.
In una padella scaldate l’olio di semi (attenti a non farlo fumare), prendete il composto di polpette dal frigo e formate tante piccole polpette della grandezza di una noce e friggetele bene.
Scolate su carta assorbente le polpette e cucinatele nel sugo per almeno 15 minuti in modo che si insaporiscano bene nel sugo.
Cucinate i bucatini e scolateli molto al dente tenendo da parte un po’d’acqua di cottura.
Saltate i bucatini in padella con un po’ di sugo e una manciata di formaggio.
Impiattare i bucatini aiutandosi con un coppa pasta oppure con un forchettone in modo da ottenere un nido al centro piatto cospargere di sugo, spolverare con il formaggio e guarnite con il basilico.
Potete decidere di piazzare le polpettine qua e la oppure presentare il piatto come nella foto.

mercoledì 19 giugno 2013

SUCCHIETTI AL NERO CON PUNTINE DI ASPARAGI


È proprio bene che mi sbrighi prima che gli asparagi bianchi scompaiano dalla circolazione perché con una ricetta così non posso aspettare un'altro anno.  In giro è possibile trovarne ancora, forse tardivi, ma se riuscite adoperate quelli piccolini, sono dolci e teneri.
Come tutti sogno una casa al mare, di quelle tutte su un piano, con il terrazzo che finisce dove inizia la sabbia, e chissenefrega se mi entra in casa, la vorrei completamente in pietra, tipo trullo, solo con qualche finestra in più. Non è che ci avessi pensato più di tanto, poi quando ho realizzato questa ricetta il pensiero si è impossessato della mia mente e non mi ha più lasciato! Sognare di invitare amici nella propria casa a mare solo per offrirgli questa pasta e sognare di avere una casa a mare solo per preparare questa pasta ed offrirla agli amici……..ok, lasciamo stare  gli ingarbugliamenti, ma non è magico ritrovarsi sotto il portico a cantare tutti insieme  accompagnati da una chitarra? dire e fare scemenze senza senso??? Solo per il gusto di ripensare a queste serate nelle grigie giornate invernali? Ah quanto è bella la vita, a volte dimentichiamo di meditarci un po’ su, è così semplice e invece noi continuiamo a complicarla……e perché poi? Le cose se vengono, vengono, se no pace………….oggi voglio “pensare ai pensieri semplici”, quelli dei bambini che ti guardano e ti chiedono: perché l’acqua fredda è fredda e l’acqua calda è calda? Che bello riuscire ad incantarsi guardando un aereo nel cielo o una farfalla che si poggia sul seggiolone del mio bambino, lui che guarda tutto con stupore e passione, riuscendo persino a trasmetterla, così non posso far altro che rendermi conto che la vita è proprio bella………..


Ingredienti per 4:
pasta tipo succhietti 400 gr.
4 seppie grosse
Pomodorini ciliegia 100 gr.
Asparagi bianchi piccoli
Olio q.b.
Sale q.b.
Pepe q.b.
Aglio 1 spicchio
Procedimento: Pulite la seppia facendo attenzione a non rompere la sacca con il nero. Cuocete la seppia ai ferri mentre i tentacoli teneteli da parte. Portate a bollore l’acqua salata e cuocete i succhietti. Saltate in padella con abbondante olio la testa di aglio e i tentacoli tagliati della seppia. A metà cottura, circa 15 minuti, aggiungete solo le teste degli asparagi, salate pochissimo e continuate a cuocere per 10 minuti, unite il pomodorini tagliati a metà e saltateli un paio di minuti, non devono sfaldarsi. Mettete da parte il condimento realizzato e nella stessa padella sciogliete il nero di seppia che va cucinato per circa 5 minuti a bassa fiamma, se serve unite un dito d’acqua.
Scolate la pasta e saltatela nel nero e a piacere una girata di pepe fresco. Quando impiatterete su un lato andrà la seppia ai ferri, poi la pasta ed infine pezzi di asparagi e pesce posti qui e li sulla pasta, in ultimo fate cadere i pomodorini.


lunedì 15 aprile 2013

Giorno sesto -2: RISOTTO ALLE FRAGOLE


Sul risotto alle fragole mi ero fatta un’idea sbagliata, lo avevo provato ad un matrimonio, ma forse perché erano state usate fragole troppo mature il riso sembrava più un dessert e per molti anni non avevo avuto il coraggio di provare rifarlo, ma poi mi sono detta perché no? Ho usato fragole non troppo mature in modo che il risotto avesse una punta di acidità e devo dire una piacevole scoperta, ovviamente la differenza la fa il Franciacorta ma anche prosecco o champagne non guasterebbe.
Intanto che dire sul clima volevo la primavera ma è quasi estate e va bene così, vado quindi di fretta e mi godo una giornata fuori con il bimbo che finalmente si libera di giacconi e sciarpe e corre libero nel prato asciutto!
Ingredienti:
400 gr. di riso arborio
10 fragole grosse
50 gr. di burro
1 bicchiere di Franciacorta
Brodo vegetale 1 litro
Prezzemolo 1 rametto
Pepe rosa
Parmigiano reggiano 4 cucchiai
Sale q.b.
1 scalogno
Procedimento:
Fate imbiondire nel burro lo scalogno tagliato finemente, unite il riso e tostatelo un minutino, poi sfumate con il Franciacorta e aggiungete poco alla volta il brodo caldo continuando la cottura a fiamma medio-bassa, verso metà cottura unite le fragole tagliate a pezzi e ultimate la cottura del risotto che deve essere all'onda. Spegnete e unite una macinata di pepe rosa, il formaggio e il prezzemolo tagliato finemente. Portate in tavola con un giro di evo.

lunedì 18 marzo 2013

RISOTTO ALLA VANIGLIA MANTECATO AL MASCARPONE, NOCI E FIORI DI ZUCCA. Omaggio a Andy Warhol



In questi giorni è allestita a Milano una mostra d’arte bella e inusuale che a noi appassionati di cucina dovrebbe far impazzire: COLORTASTE. Il fotografo Alfonso Catalano, nel corso di un viaggio in giro per l’Italia intera, decide di fotografare una dozzina di chef pluristellati all’opera. Agli stessi è stato proposto di realizzare, con la loro ricetta più bella, un’opera d’arte che si ispirasse alla pittura di una grande artista passato o contemporaneo. Gli ingredienti, posti su un piatto traslucido che evidenziasse colori e ombre, hanno saputo rappresentare, in chiave innovativa, al meglio la creatività degli chef, fino al punto da trasformarsi in vere opere d’arte oggi all’asta. Personalmente se avessi un po’ di soldi in più (perché di solito le opere d’arte si comprano quando proprio si hanno soldi in più vero!?!?!?!) mi porterei a casa il quadro dello chef Anthony Genovese che nella mia cucina ci strebbe pure bene: Ostrica 2012, zuppa di burrata, funghi, granita di mela verde e fiori di camomilla.

A Milano non ci posso proprio andare per ora, ma aspetterò giugno quando la mostra si sposterà a Cortina e se l’opera è ancora in vendita emh….vuol dire che devo proprio acquistarla io!  :D Ovviamente, così come è palese a tutti, io non sono uno chef con tre stelle Michelin (ma neanche mezza, le uniche che vedo in questo momento sono quelle sui miei biscotti al cioccolato preferiti) ma ogni tanto, di notte, sogno di essere Ferran Adrià, che poi se c’è uno che fa cucina d’arte da tempo quello è lui; sono nella mia "grande" cucina del mio "grande" ristorante e un fotografo italiano mi propone di realizzare una ricetta ispirandomi ad un'artista del passato. Facciamo le cose per bene allora:







Risotto alla vaniglia mantecato al mascarpone, fiori di zucca e noci; opera ispirata a Andy Warhol.

Ingredienti per 4:
riso parboiled 300gr.
mascarpone 115 gr.
noci sgusciate 50 gr.
fiori di zucca 100 gr.
1 stecca di vaniglia
1 scalogno
1 litro di brodo vegetale
Burro 30 gr.
Sale q.b.
Pepe rosa q.b.
Procedimento:
Nel brodo vegetale filtrato e ancora caldo mettiamo il baccello di vaniglia in infusione, a fiamma moderata per circa 15 minuti. Sciogliamo il burro in una casseruola in cui aggiungeremo lo scalogno sminuzzato finchè non sia appassito e poi uniamo il riso che va tostato. Aggiungiamo il brodo vegetale profumato alla vaniglia (scartando il baccello ovviamente, sarebbe ottimale filtrarlo di nuovo, con una garza però, per eliminare anche i semini della vaniglia) e continuiamo la cottura come un semplice risotto. A fine cottura aggiungiamo il mascarpone, le noci, i fiori di zucca sminuzzati (tenendone 4 da parte per la decorazione), aggiustiamo di sale, una macinata di pepe rosa e spegniamo. Il riso dovrebbe essere un’attimino più lento del risotto per creare cremosità quindi non facciamolo asciugare del tutto.

giovedì 1 novembre 2012

TORTINI DI RISO ALLA ZUCCA DAL CUORE MORBIDO DI GORGONZOLA CON POLVERE DI CAFFE’



Bentornata zucca e avrei voluto scrivere bentornato autunno ma ancora non ci ho capito niente, dal caldo di poke settimane fa sono già proiettata alla vacanze di natale, un mese vola in fretta, il clima è sempre più assurdo e la colpa è solo nostra, ma non starò a straparlare del riscaldamento globale, di cosa stiamo facendo per rallentarlo e via dicendo, parlo del fatto che questa fase di "acclimatizzazione" corporea mi frega tutti gli anni, non mi premunisco mai e parapam! mal di gola e febbre. Ricordo un tempo mooooolto lontano in cui ammalarsi era la fortuna più grande che potesse accaderti, questa è ovviamente la fase dell’infanzia. La scuola si saltava, il giorno lo trascorrevi nel lettone dei tuoi a spararti cartoon di ogni genere fino a che le palpebre si scioglievano come cera, e poi lei, l’essere che rendeva perfetta la perfezione, colei che ti riempivati di coccole ed attenzioni: la mamma, prima il brodino, poi la spremuta di arancia fresca, la fetta di pane con nutella, tutto rigorosamente a letto, ebbene sì la stessa persona che nei giorni di ordinaria amministrazione non ci concedeva neanche di aprire una caramella a letto in quei momenti si trasformava e diventava la nostra schiava personale. Tutto poteva essere perfetto tranne quel maledetto momento della suppostina, arggggggg, solo quella era capace ad annullare tutti i benefit e farti desiderare di star a scuola a compilare paginette di scomposizione in sillabe.

Nell’adolescenza invece le cose cominciano a cambiare, la febbre deve assolutamente esserci il giorno dell’interrogazione di italiano in cui sappiano di non sapere, ci inventiamo di tutto, io ricordo di aver più volte messo il termometro sulla lampadina del lume per far salire la temperatura.
mamma: ma non sembra che tu sia calda da 40° ma è possibile?
figlia: mamma forse hai i decimi pure te perciò non te ne accorgi!
Mamma: forse dovevi togliere prima il termometro dalla lampada per rendere il fatto più credibile!
Quando realmente accadeva di avere la febbre il tutto doveva sparire entro le 20.00 orario in cui si usciva con le amike, ma col CAVOLO che i genitori ti facevano uscire!
Poi improvvisamente diventi adulto e la febbre si trasforma in una specie di maledizione, perché le cose le fai lo stesso, a lavoro ci vai con una scorta di aspirine capace di far impallidire la Bayer stessa, a casa le faccende le fai, della tua famiglia continui a prenderti cura, crescendo le giornate sono così zeppe di impegni che la febbre si trasforma in un lusso che non puoi concederti!

Ingredienti per 4 persone:
riso arborio 300 gr.
zucca 150 gr.
1 scalogno
Gorgonzola al mascarpone 50 gr.
Sottilette 4
Caffe solubile 2 cucchiaini
1 Dado vegetale
Olio evo q.b.
Formaggio grattugiato 80 gr.
Sale q.b.
Pepe q.b.
Procedimento: Tagliamo la zucca a pezzi piccoli e stufiamola nel tegame con lo scalogno e l’olio. Aggiungiamo una tazza di acqua e cuociamo finchè la zucca non sarà cotta. Saliamo, pepiamo, frulliamo il composto e mettiamone da parte solo mezzo bicchiere. Nel tegame con il composto rimanente di zucca cuciniamo il riso aggiungendo il dado e coprendo con acqua calda. Nel frattempo in un padellino riscaldiamo il gorgonzola a fuoco lento, magari unendo qualche cucchiaio di latte se necessario, il composto deve risultare molto denso e non liquido. Terminata la cottura del riso uniamo il formaggio grattugiato e aggiustiamo di sale e pepe. Versiamo in 4 cocotte parte del riso ricavando un solco centrale in cui piegheremo 1 fetta di sottiletta e verseremo un po’ del composto morbido di gorgonzola, chiudiamo con altro riso e comprimiamo leggermente. Il tortino va passato velocemente in forno il tempo di permettere al formaggio di sciogliersi. Si sforma dal pirottino con delicatezza e si versa sopra un cucchiaio di composta di zucca tenuta da parte. Per terminare una piccola spolverata di caffè.

mercoledì 22 agosto 2012

PASTA BOUQUET


Per certe cose non si è mai troppo grandi, il romanticismo fa parte di queste, poi si potrebbe aggiungere la speranza, i sogni, l’amicizia, la gioia nel senso più ampio del termine.
Arriva per tutti il giorno in cui si ci rende conto di essere ormai troppo grandi per realizzare un sogno custodito da tempo. Prima dei 18 anni ci sembra di non poter far nulla ed essere limitati (solo a causa della mancanza della patente nella maggioranza dei casi), poi si arriva alla tanto agognata meta della maggiore età e si crede di avere il mondo in pugno. Per alcuni aspetti probabilmente è così, ma quando gli anni volano e si raggiungono gli ‘enta o meglio ancora ‘anta, si tirano le somme e ci si trova di fronte alla realtà, in un foglio immaginario della nostra mente si traccia una linea, da un lato si scrive un elenco di possibilità, dall’altro tutto ciò a cui bisogna rinunciare definitivamente. Saper rinunciare con maturità a progetti oggettivamente irrealizzabili è sintomo di grande intelligenza, la rassegnazione è ben altro, accanirsi sull’impossibile invece potrebbe precluderci la possibilità di aver successo in campi che nemmeno immaginiamo. In microeconomia viene chiamato profitto potenziale, quello che si guadagnerebbe se le nostre forze e capacità venissero indirizzate nella giusta direzione, non è piacevole sentircelo dire, ma spesso quello che più ci piace fare non è sempre quello che sappiamo fare meglio, probabilmente a causa di quelle inclinazioni naturali che abbiamo sin dalla nascita ma che dobbiamo scoprire nel corso della vita, spesso con sorpresa spesso con un pizzico di amarezza (perché non ci abbiamo mai provato prima). Mai recriminare in ogni caso o incolpare/accusare qualcuno/qualcosa di scelte sbagliate nella vita. NOI SIAMO ESATTAMENTE LE NOSTRE SCELTE! Nessuno può condizionarci più di tanto, se abbiamo preso una decisione nel passato, se abbiamo imboccato una strada, se abbiamo lavorato su un progetto è perché noi lo abbiamo voluto quindi ora non serve dire: se non avessi fatto quello avrei fatto quell’altro!
Al parco qualche giorno fa parlavo con un signore un po’ in là con gli anni e discorrendo scopro che il brav’uomo aveva un grande rammarico nella sua vita, quello di non aver fatto il viaggio dei suoi sogni, fare la Transiberiana, ormai colpito da qualche acciacco aveva deciso di rinunciarci definitivamente. Però continuando con le mie domandine curiose ed impertinenti scopro, con grande stupore, che il signore, in compenso, aveva girato tutta l’Europa e la Russia! Purtroppo concludeva ogni frase con: “si però il viaggio che avrei voluto, a causa della moglie pigrona, non l’ho potuto fare”. Tornando a casa ripensavo alla nostra conversazione e ad un certo punto mi sono detta: io non recriminerò mai! Concetriamoci sui nostri successi, su tutte quelle cose belle che abbiamo realizzato e concretizzato fin’ora, impariamo dal passato per migliorare il futuro nostro e di chi avrà l’umiltà di ascoltare i nostri consigli.
Io per esempio vorrei essere capace di far crescere fiori e piante con la stessa facilità con cui riesco ad ottenere dei trifogli dalle carote, ma non è così, ho sempre invidiato i balconcini traboccanti di profumi e colori, però qual è il segreto? Non recriminare! Non sarò capace di far crescere rose nel mio giardino (infondo sono felice perché ci sono le erbe aromatiche, quelle si che crescono bene J) ma sono capace di fare una buona e romantica pasta fredda.
Offro a tutti gli eterni giovani il mio bouquet di oggi, a coloro che non smettono mai di sognare ma anche a coloro che sanno voltare pagina e con coraggio concentrarsi sulle concretezze, riservando un sorriso alle scelte del passato!

Ingredienti per 4 persone:
fusilloni 400gr.
porchetta a fette 240 gr.
pesto 3 cucchiai
carote 2
olio q.b.
sale q.b.
Procedimento: lessiamo la pasta. Una volta scolata va passata velocemente sotto l’acqua fredda per bloccarne la cottura. La condiamo con il pesto un giro di olio e la facciamo riposare in frigo 1 oretta. Nel frattempo ricaviamo dalle rondelle di carota cruda (se preferite potete dargli una sbollentata) dei trifogli che saranno uniti e mescolati con la pasta. Prima di servire avvolgete la porchetta come un rotolo e tagliatelo in modo da ricavare delle girandole. Sistematele sulla sommità della pasta e portate in tavola.

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