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venerdì 2 agosto 2013

LEMON BARS IN SALSA DI MORE


Sono proprio entusiasta di dare il via ad una nuova collaborazione con una prestigiosa azienda agricola quale la "Giancarlo Polenghi" specializzata nella vendita al dettaglio di prodotti gastronomici a base di limone. Molti di essi sono di facilissimo e soprattutto immediato utilizzo, specie in estate quando si ha voglia di un dessert fresco, tipo una panna cotta al limone, ma di accendere i fuochi non se ne parla proprio! Nei prossimi mesi proporrò ricette che richiedono l’utilizzo dei preparati Polenghi, il succo di limone è quello più autentico e le creme non hanno proprio nulla da invidiare a quelle preparate in casa! Queste sono le famosissime Lemon bars, negli Stati Uniti spopolano seguendo la scuola di pensiero della cheesecake, ma le differenze sono nella base di pasta frolla invece che di biscotti sbriciolati mentre la crema non presenta formaggio ma è una classica crema al limone.

Si possono servire con gelatina sempre di limone sul top o una semplice spolverata di zucchero a velo; io ho preferito giocare con i contrasti e ho realizzato una crema agrodolce alle more.

Parlando di aziende gastronomiche approfitto per introdurre anche la Betty Crocker americana, un’icona culturale negli States, le lemon bars furono infatti inventate da un team della società nel lontano 1963 finchè oltre ad essere vendute già confezionate, tutti iniziarono a cimentarsi con la realizzazione home made della ricetta, un po’ come facciamo noi in Italia con i famosi marchi es. torta kinder, kinder paradiso, kinder pinguì ecc….
Ingredienti:
per la frolla:
farina 320 gr
zucchero 230 gr
sale 1 pizzico
burro 150 gr
uova 2
per la crema al limone:
1 confezione di crema al limone Polenghi (2 bustine)
Per la salsa:
100 gr. di more fresche
100gr. di zucchero semolato
2 cucchiai di succo di limone Polenghi

Procedimento:
realizzate una frolla mescolando tutti gli ingredienti (il burro deve essere morbido) non preoccupatevi se l’impasto sembra sgranarsi facilmente andrà a riposare in frigo per 1 oretta.
Preparate la crema Polenghi seguendo le istruzioni riportate sulla confezione, avrete bisogno solo di un po’ di latte, la crema Polenghi per magia si monterà istantaneamente. Fatela riposare in frigo assieme alla frolla. Per ultimo preparate velocemente la crema di more tenendone da parte una decina per guarnire dopo le barrette, il resto le schiacciate un po’ nel pentolino sul fuoco con lo zucchero e il succo di limone, fate bollire 1 minutino e spegnete, deve risultare molto fluido, se tende a seccarsi velocemente aggiungete un po’ di acqua ma non limone, perché diventerebbe troppo amara.

Prendete la frolla dal frigo e dopo aver rivestito una teglia rettangolare con la carta forno lasciate cadere la frolla a pezzi sulla carta e poi schiacciatela nella teglia, la base infatti non deve essere stesa come in una normale crostata. Cuocete la base bucherellata circa 20 minuti a 180° poi tirate fuori la base semi-cotta, stendeteci sopra la crema al limone e terminate la cottura per altri 20 minuti, controllate comunque la cottura, la crema deve risultare croccante ma non deve scurirsi. Quando la cottura sarà terminata aspettate che il dolce sia completamente raffreddato e poi tagliatelo in tante barrette di uguale dimensioni, ponete su ognuno una mora per guarnire, e fatele riposare in frigo, ma anche in freezer se dovete servirle nel giro di pochi minuti. Portatele in tavola e lasciate che siano i vostri ospiti e versarci su la salsa di more a piacere.

sabato 20 aprile 2013

...UN BRUNCH TREVIGIANO. Uovo in camicia in sandwich ai semi di lino con quenelle di ricotta al miele di eucalipto ed asparagi bianchi


A Treviso e dintorni è scoppiato il mese dell’asparago, bianco, verde, grande, medio e piccolo, l’asparago è in tutti i formati e gusti, adatto a soddisfare anche i palati più complessi. Stamattina ero li che, mentre preparavo il pranzo, seguivo alla tv la puntata di mela verde direttamente da Badoere, piccolissimo comune di Treviso, produttore ufficiale dell’asparago e così, guardando con un sorriso il posto in cui vivo, scopro un aneddoto interessante.
Sappiamo che gli asparagi sono ottimi e che la loro morte è con le uova, ma diciamocelo, e scusate tanto se mi permetto, il profumino che rilascia la nostra urina dopo aver mangiato queste verdurine non è per nulla piacevole, consolatevi però, se questo accade è una buona notizia! Infatti anticamente i medici somministravano asparagi per verificare che il funzionamento dei reni fosse perfetto, quindi se dopo aver mangiato asparagi la “ pipì” non profuma di rosa selvatica (e non parlo del meraviglioso romanzo di Linda Kent), tranquillizziamoci, in compenso i nostri reni funzionano benissimo! L’asparago inoltre possiede pochissime calorie, quindi potrebbe essere consumato anche in quantità abbondanti! Ecco perché ho pensato ad un brunch in stile trevigiano veramente salutare e light, in cui l’uovo non è fritto, il tutto accompagnato da pane PEMA ai semi di lino.
Sul pane in questione troverete qui maggiori informazioni, è un pane buono e ricco di fibre, per questo sono felice di utilizzare, in quest’occasione, i loro prodotti nella mia ricetta.


Ingredienti per 4:
12 asparagi bianchi di Badoere
4 uova
Ricotta di vaccino magra 150 gr.
Noci 30 gr.
Pane PEMA ai semi di lino
Miele di eucalipto q.b.
Olio evo q.b.
Pepe bianco q.b.
Aceto 1 cucchiaio
Sale q.b.

Procedimento:
Lavate gli asparagi tagliate l’estremità più dura e pelate la parte inferiore, mettete a bollire in acqua leggermente salata per una 15 di minuti con le punte rivolte verso l’alto fuori dall’acqua. Create 4 quenelle con la ricotta leggermente salata e pepata, fate cadere sulle quenelle pezzi di noci frantumate.
È il momento di ultimare il piatto con l’uovo in camicia. In un pentolino con acqua che sobbolle, aggiungete 1 cucchiaio di aceto e aprite l’uovo prima in una citolina, poi create con il mestolo di legno un piccolo vortice nell’acqua, all’interno fate scivolare l’uovo e continuate a girare con dolcezza finche il bianco non sia completamente rappreso. Impiattate velocemente ponendo una fetta di pane ai semi di lino, l’uovo in camicia sopra, un’altra fetta come per chiudere e la quenelle di ricotta sulla sommità del mini sandwich, ponete anche 3 aspragi caldi conditi con un filo di olio e una macinata di pepe bianco. Per ultimo fate cadere qualche goccia di miele di eucalipto sulla ricotta e sugli asparagi.





lunedì 18 marzo 2013

RISOTTO ALLA VANIGLIA MANTECATO AL MASCARPONE, NOCI E FIORI DI ZUCCA. Omaggio a Andy Warhol



In questi giorni è allestita a Milano una mostra d’arte bella e inusuale che a noi appassionati di cucina dovrebbe far impazzire: COLORTASTE. Il fotografo Alfonso Catalano, nel corso di un viaggio in giro per l’Italia intera, decide di fotografare una dozzina di chef pluristellati all’opera. Agli stessi è stato proposto di realizzare, con la loro ricetta più bella, un’opera d’arte che si ispirasse alla pittura di una grande artista passato o contemporaneo. Gli ingredienti, posti su un piatto traslucido che evidenziasse colori e ombre, hanno saputo rappresentare, in chiave innovativa, al meglio la creatività degli chef, fino al punto da trasformarsi in vere opere d’arte oggi all’asta. Personalmente se avessi un po’ di soldi in più (perché di solito le opere d’arte si comprano quando proprio si hanno soldi in più vero!?!?!?!) mi porterei a casa il quadro dello chef Anthony Genovese che nella mia cucina ci strebbe pure bene: Ostrica 2012, zuppa di burrata, funghi, granita di mela verde e fiori di camomilla.

A Milano non ci posso proprio andare per ora, ma aspetterò giugno quando la mostra si sposterà a Cortina e se l’opera è ancora in vendita emh….vuol dire che devo proprio acquistarla io!  :D Ovviamente, così come è palese a tutti, io non sono uno chef con tre stelle Michelin (ma neanche mezza, le uniche che vedo in questo momento sono quelle sui miei biscotti al cioccolato preferiti) ma ogni tanto, di notte, sogno di essere Ferran Adrià, che poi se c’è uno che fa cucina d’arte da tempo quello è lui; sono nella mia "grande" cucina del mio "grande" ristorante e un fotografo italiano mi propone di realizzare una ricetta ispirandomi ad un'artista del passato. Facciamo le cose per bene allora:







Risotto alla vaniglia mantecato al mascarpone, fiori di zucca e noci; opera ispirata a Andy Warhol.

Ingredienti per 4:
riso parboiled 300gr.
mascarpone 115 gr.
noci sgusciate 50 gr.
fiori di zucca 100 gr.
1 stecca di vaniglia
1 scalogno
1 litro di brodo vegetale
Burro 30 gr.
Sale q.b.
Pepe rosa q.b.
Procedimento:
Nel brodo vegetale filtrato e ancora caldo mettiamo il baccello di vaniglia in infusione, a fiamma moderata per circa 15 minuti. Sciogliamo il burro in una casseruola in cui aggiungeremo lo scalogno sminuzzato finchè non sia appassito e poi uniamo il riso che va tostato. Aggiungiamo il brodo vegetale profumato alla vaniglia (scartando il baccello ovviamente, sarebbe ottimale filtrarlo di nuovo, con una garza però, per eliminare anche i semini della vaniglia) e continuiamo la cottura come un semplice risotto. A fine cottura aggiungiamo il mascarpone, le noci, i fiori di zucca sminuzzati (tenendone 4 da parte per la decorazione), aggiustiamo di sale, una macinata di pepe rosa e spegniamo. Il riso dovrebbe essere un’attimino più lento del risotto per creare cremosità quindi non facciamolo asciugare del tutto.

venerdì 25 gennaio 2013

CIPOLLA TAGLIATA, UN 'ARMA LETALE?

Ma lo sapevate che la cipolla come la patata se tagliata e messa in frigo una notte intera diventa tossica??? Guardate cosa ho scovato nel web (veramente devo ringraziare mamma per questa informazione).
Non ho ancora chiesto ad un medico quanto ci sia di vero in tutta questa storia, ma chiunque ne sa qualcosa può condividerla per il nostro bene comune.

Meglio comprare sempre cipolle di piccola taglia allora? così si evitano sprechi?

 Nel 1919, quando l'influenza ha ucciso 40 milioni di persone c'era questo medico che ha visitato i molti agricoltori per vedere se poteva aiutarli a combattere l'influenza ...Molti degli agricoltori e delle loro famiglie avevano contratto la malattia e molti morirono.
Il medico venne presso un contadino e con sua grande sorpresa, constatò che tutti in famiglia erano molto sani. Quando il medico chiese cosa stesse facendo l'agricoltore perché in famiglia erano tutti sani, la moglie rispose che aveva messo una cipolla non sbucciata in un piatto nelle stanze della casa, (probabilmente solo due camere allora). Il dottore non riusciva a crederci e gli chiese se poteva avere una delle cipolle per esaminarla al microscopio . Il contadino diede al dottore una di quelle cipolle e, guardando al microscopio il medico trovò il virus dell’influenza nella cipolla, la quale aveva assorbito i virus mantenendo la famiglia sana.
Ora, ho sentito quest’altra storia dal mio parrucchiere.
Diversi anni fa, molti dei suoi dipendenti erano giù per avere preso l'influenza, e così molti dei suoi clienti. L'anno successivo ha disposto diverse ciotole con cipolle in giro nel suo negozio. Con sua sorpresa, nessuno del suo staff si è ammalato. Si deve lavorare. Provate e vedrete cosa succede. Lo abbiamo fatto l'anno scorso e non abbiamo mai avuto l'influenza.
Ora ho mandato uno scritto ad un amico in Oregon, che collabora regolarmente con me mandandomi materiale sanitario. Lui mi ha risposto con questa esperienza più interessante sulle cipolle:
Grazie per avermelo ricordato. Io non so la storia del contadino ... ma, so che ho contratto la polmonite, e, manco a dirlo, sono stato molto male ... Mi sono imbattuto in un articolo che diceva di tagliare entrambe le estremità di una cipolla, metterla in un barattolo vuoto e posizionare il vaso accanto al paziente malato di notte. Ha detto che la cipolla sarebbe diventata la mattina dopo nera di germi ... di sicuro è successo proprio così ... la cipolla era un disastro e ho io ho cominciato a stare meglio.
Un'altra cosa che ho letto in questo articolo è che le cipolle e l'aglio disposti intorno alla stanza hanno salvato molti dalla peste nera, alcuni anni fa. Hanno potenti antibatterici, proprietà antisettiche.
Adesso parliamo del perché, a volte, le cipolle fanno male.
Un sacco di volte, quando abbiamo problemi di stomaco non sappiamo a cosa dare la colpa. Forse la colpa è della cipolla. Infatti le cipolle assorbendo i batteri sono così brave da impedirci di prendere raffreddori e influenze, ed è proprio questa la ragione per cui non si deve mangiare una cipolla dopo troppo tempo da che è stata tagliata, perché ha assorbito i batteri dannosi.
Ho avuto il privilegio di un meraviglioso tour tra i prodotti alimentari Mullins, Makers di maionese. Ho posto delle domande sulle intossicazioni alimentari, e voglio condividere quello che ho imparato da un chimico.

La nostra guida è un mago della chimica degli alimenti. Durante il tour, qualcuno gli ha chiesto se abbiamo davvero bisogno di preoccuparsi della maionese. Le persone sono sempre preoccupate che la maionese potesse guastarsi. La risposta vi sorprenderà. Egli ha detto che tutte le maionesi in commercio sono completamente sicure.
"Le maionesi non hanno nemmeno bisogno di essere refrigerate anche se non c’è nulla di male a metterle in frigorifero." Ha spiegato che il pH nella maionese si trova ad un punto che i batteri non possono sopravvivere in questo ambiente. Ha poi parlato del pic-nic estivo, con la ciotola di insalata di patate sul tavolo, e di come tutti accusano la maionese quando qualcuno si ammala.
Egli afferma che, quando succede un'intossicazione alimentare, la prima cosa che i medici dobrebbero cercare è se le vittime abbiano mangiato cipolle, quando le hanno mangiato e se tali cipolle provengono da un’insalata con patate. Egli dice che non è la maionese ad aver procurato l’intossicazione, ma probabilmente le cipolle, e se non le cipolle affettate da troppo tempo , magari le patate.
Ha spiegato che le cipolle sono un enorme magnete per i batteri, in particolare le cipolle cotte. Non si dovrebbe mai conservare una parte di una cipolla affettata , perché non è sicura nemmeno se la metti in un sacchetto a chiusura lampo e dentro al frigorifero.
La cipolla e 'già abbastanza contaminata solo per essere stata fuori per un po’ dopo essere stata tagliata, e può essere un pericolo per te (e doppiamente attenzione per chi le cipolle le mette in hotdog al parco di baseball!). La nostra guida dice ancora che se si prende la cipolla rimanente e la si cuoce molto, probabilmente è tutto bene, ma se metti nel panino una cipolla tagliata da tempo, sei in cerca di guai. Quando vai in panineria, non fare mettere cipolle nel panino. Sia le cipolle che le patate umide in una insalata di patate attireranno e faranno crescere i batteri più velocemente di qualsiasi maionese commerciale.

Inoltre, i cani non devono mai mangiare cipolle. I loro stomaco non riesce a metabolizzare le cipolle.



Si prega di ricordare che è pericoloso tagliare una cipolla e cercare di utilizzarla per cucinare il giorno dopo, diventa altamente tossica anche per una sola notte e crea batteri tossici che possono causare infezioni dello stomaco negativi a causa delle secrezioni biliari in eccesso e anche intossicazioni alimentari.




Fonte: https://www.facebook.com/pages/Informare-senza-compromessi-LA-Giusta-critica-informazione/271436676303003

martedì 8 gennaio 2013

RUBRICA: SAPERI GASTRONOMICI. Storia del cibo, una mostra a New York


La nuova sfida di questo blog per quest'anno è sostenere l'informazione in campo gastronomico, quindi riuscire a superare il momento della semplice somministrazione di post legati alla ricetta protagonista spaziando dalla ricerca in campo alimentare alla ricostruzione storia, quale percorso ed evoluzione del cibo in sè. La rubrica, che spero si andrà ad arricchire di volta in volta, porterà il nome di: SAPERI GASTRONOMICI.

Questo video tratto dal sito Treccani, fornisce stimoli e spunti di meditazione, soprattutto in riferimento ai grandi sprechi alimentari di cui tutti siamo responsabili!

Sono ben accette meditazioni e considerazioni, creare un piattaforma di discussione potrebbe risultare particolarmente interessante per chi segue la materia ma anche per chi ha sempre voglia di apprendere ;)


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